Pubblici Esercenti preoccupati: i Voucher sono importanti

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10 MARZO 2017

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Pubblici Esercenti preoccupati: i Voucher sono importanti

Pubblici Esercenti preoccupati: i Voucher sono importanti

Danni per I Pubblici Esercizi e Per i Lavoratori Occasionali

Gli Esercenti temono conseguenze negative in particolare sulle realtà imprenditoriali meno strutturate, che hanno maggiori difficoltà a gestire il lavoro non programmabile con le modifiche che si stanno profilando con gli interventi proposti alla Camera dei Deputati. (leggi qui)

“L’ipotesi di restringere l’uso dei buoni lavoro alle sole attività senza dipendenti vorrebbe dire, di fatto, precluderne l’accesso al 40% delle imprese”.

La protesta viene dai Pubblici Esercizi della Confesercenti che sottolinea come il provvedimento “danneggerà anche i tanti italiani che, messi in difficoltà dalla crisi, in questi anni hanno ottenuto, grazie ai voucher, un’indispensabile integrazione di reddito”.

I lavori occasionali continueranno ad esistere pertanto è necessario uno strumento che regoli le prestazioni occasionali che non possono essere inquadrate in rapporti di lavoro tradizionale peri tanti motivi noti: brevità della prestazione, occasionalità della prestazione, saltuarietà non programmabile della prestazione. tradizionale”.

Turismo, Marketing e Organizzazione Eventi: i settori più colpiti.

La Confesercenti guarda a quei settori, come il turismo, il marketing e l’organizzazione eventi, “che si trovano spesso a dover fronteggiare aumenti imprevedibili ma momentanei dell’attività. Per questo serve una riforma che tenga conto dei reali bisogni delle imprese, senza dimenticare i passi che sono già stati compiuti per migliorare lo strumento: l’introduzione della tracciabilità ha già fortemente circoscritto l’uso dei buoni lavoro, come certificano i dati della stessa Inps. Dati che dimostrano anche l’occasionalità del loro impiego: in media, i lavoratori pagati con questo strumento hanno guadagnato 600 euro lordi all’anno a testa. Somme ben lontane dalle remunerazioni percepibili attraverso un lavoro continuativo, e che infatti sono state percepite per il 63% da persone con un’altra fonte di reddito, da lavoro autonomo, dipendente o anche da pensione, in cerca di un’integrazione. Il restante 37% è costituito soprattutto da studenti o da persone inattive o non occupate che colgono occasioni di guadagno. Ci sfugge come toglier loro questa possibilità possa essere un fatto positivo, soprattutto in un Paese caratterizzato da livelli di disoccupazione e povertà preoccupanti come il nostro”.

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